Circo e animali: un binomio che non dovrebbe esistere

Lo dico così, senza troppo pesare le parole: PURTROPPO impedire ad un circo di approdare sul territorio di un comune o comunque regolamentarne in maniera più stringente l’attività nell’utilizzo di animali è sostanzialmente impossibile.

Ci provò il comune di Ferrara nel 2010, ordinando pesanti limitazioni: tutto venne vanificato da una sentenza del TAR che, dopo due anni di applicazione, annullò l’ordinanza.

E PERCHE’?

Perché lo stato italiano riconosce, nel circo, una “funzione sociale” (per chi volesse approfondire, Legge 337 del 1968) ed addirittura finanzia (tramite il FUS) l’attività circense.

Ora, il sottoscritto è assolutamente disposto ad accettare la “funzione sociale”, finché essa riguardi acrobati, trapezisti e clown, insomma coloro che -in sostanza- possano decidere liberamente cosa fare della propria esistenza.

Qualcuno però potrebbe spiegarmi in che modo questa “funzione sociale” possa trovare applicazione nel vedere esseri viventi in luoghi ed obbligati in atteggiamenti che nulla hanno a che fare con le loro esigenze etologiche?

Qualcuno mi spiega perché a mio figlio debba far credere che in realtà foche, rinoceronti, ippopotami ed elefanti che corrano dietro ad una palla o saltino in un cerchio, siano felici e contenti di farlo?

Per quale motivo per divertimento, i miei figli dovrebbero credere che un animale sia “realmente così”, che viva in una gabbia e giri il mondo in un tir?

Non ci siamo proprio. Credo che la vera funzione sociale, invece, sia insegnare ai propri figli esattamente il contrario, ovvero che gli animali sono esseri viventi, con le proprie esigenze, con i propri spazi in cui vivere e morire, esattamente come loro.

Guardate, io non amo l’integralismo animalista di coloro che liberano i visoni per poi farli morire schiacciati sotto la macchina di un’automobilista ignaro, non amo i gesti eclatanti con scopi dubbi così come non amo l’ipocrisia di certe posizioni, ma credo che interrogarsi sul perché una legge di ormai 50 anni non possa cambiare, sia non solo importante, ma anche doveroso.

E con questo, lo dico nuovamente così ci si capisce meglio, non sono contro I CIRCHI, ma mi oppongo fortemente ad una tipologia di circo che sfrutta commercialmente e teatralmente gli animali.

Eppure un circo senza animali è possibile, ce l’ha insegnato un nostro concittadino, Nando Orfei, di recente scomparso.

Vorrei che questa sua eredità fosse raccolta dai suoi colleghi (che non mancano mai di visitare la nostra città) e che essi si attivino ancora prima delle leggi che, nel nostro Paese troppo spesso, latitano su certi argomenti.